"Atto atroce e codardo”
Colpita al cuore, ancora una volta, l’America cerca
i responsabili della tragedia alla maratona di Boston.
“Un atto atroce e codardo”, come lo ha definito il presidente
Obahama, lo scoppio dei due ordigni al-l’arrivo della corsa ha
seminato morte e lacrime ed ha riacceso , non solo negli americani,
il terrore ancora vivo di quell’undici settembre...
L’America colpita al cuore ancora una volta, piange
le vittime dell’attentato alla maradona di Boston.
Vittime innocenti, come il piccolo Richard David che aspettava festante
l’ar-rivo del papa’ al traguardo della maratona...
Di lui resta quell’imma-gine che riportiamo in alto, con quel
cartello che aveva preparato a scuola , si cui invitava i “ grandi”,
il mondo a metter fine alla violenza che fa male agli esseri umani per
far posto invece alla pace...
Ai
bordi della strada resta il suo sangue, insieme ai brandelli di corpi
lacerati, come il suo dall’esplo-sione di uno dei due ordigni
che scoppiando hanno seminato morte, fatto scempio di vite e fatto sprofondare
nell’an-goscia del dolore e del terrore non una nazione , ma il
mondo intero.
"Qualsiasi evento con ordigni esplosivi multipli -è chiaramente
un atto di terrorismo e verrà affron-tato come un atto di ter-rorismo",
ha affermato un funzionario della Casa Bianca, aggiungendo che "tuttavia,
non sappiamo ancora chi ha condotto questo attacco e un'in-chiesta accurata
dovrà determinare se sia stato pianificato e realizzato da un
gruppo terroristico, straniero o interno". In precedenza, nel messag-gio
televisivo rivolto alla nazioneil presidente Ba-rack Obama non aveva
usato la parola "terro-rismo", definendo la stra-ge "Atto
atroce e codardo contro civili".
Tre persone sono morte, tra cui quel bambino di otto anni, e oltre 170
sono rimaste ferite.
Gli ordigni usati a Boston erano costituiti da pentole a pressione piene
di scheg-ge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, colle-gate a detonatori.Le
pen-tole erano in buste di nylon nera o zaini.
Le deflagrazioni, a 12 secondi di distanza una dall'altra, hanno trasfor-mato
il “ finish line della maratona che si corre da 117 anni, ed il
centro di Boston "trasformato in una zona di guerra".
Ancora oscura la pista battuta dagli inquirenti: c'é quella del
terrorismo inter-nazionale, suffragata dalle molteplici minacce agli
Usa di al Qaida in tutte le sue ramificazioni, e di quello interno,
che poggia soprattutto su una serie di coincidenze temporali, l'anniversario
della strage a Oklahoma City (19 aprile 1995, 168 i morti), il termine
per la presen-tazione della dichiarazio-ne dei redditi, che scadeva
proprio lunedi’, o il Patriots Day in Massa-chusetts.
Quel che è certo è l'orrore rimbalzato in tutto il mondo,
incredulo di fronte a un attacco definito "sofi-sticato, coordinato
e pia-nificato" contro una massa inerme di 23.000 parte-cipanti
e altre migliaia di spettatori.
“ Un atto è atroce - come ribadisce in una nota anche la
deputata Francesca La Marca - “ perché è rivolto
alla gente comune con l’intento di trasformare la vita in morte,
la gioia in paura, il ricordo in ferita che non si sana.” La solidarietà
per le vittime e per le loro fa-miglie, per i feriti e per coloro che
porteranno sul loro corpo i segni di que-sto attentato è il primo
dovere. Ma non basta. - riflette La Marca che invita alla riflessione
: “ E’ il momento di essere uniti e di dimostrare che la
de-mocrazia, anche se può incontrare pause e fatiche, è
più forte, ed è l’unica condizione nella quale vogliamo
vivere e ope-rare.”